Durante l’ottava edizione del congresso di cuochi “Identità Golose”, svoltasi a Milano da domenica a martedì scorsi, sul palco si sono avvicendati i migliori cuochi italiani, tutti a presentare le nuove creazioni gastronomiche, spiegando inoltre il loro percorso culinario. Quando sulla scena è apparso Massimo Bottura, la tensione in sala è salita alle stelle: il suo è stato una sorta di resoconto della sua carriera, un ripercorrere insieme al pubblico i piatti che lo hanno reso famoso, una vera e propria autobiografia in parole e cibo. Tra i vari messaggi che ha lanciato, uno ha colpito molto: l’avvicinarsi dei cuochi ai contadini. Slow Food, per bocca del suo fondatore Carlo Petrini lo dice da anni, ma ci voleva un cuoco come Bottura, famoso, sotto le luce dei riflettori, aderente alla causa del movimento di Bra, per sdoganare un’utopia che rischiava di rimanere tale. A Castelfranco Emilia, chiamato a dare una mano ad una scuola di agraria a rischio chiusura, lo chef tristellato Michelin ha annunciato che avrebbe aderito all’idea se avessero affinacto, ai giovani studenti della terra, altri studenti di cucina, in maniera da tale da creare finalmente quel collegamento tra produttore ed elaboratore tanto paventato negli ultimi anni.Un’operazione,questa, che potrebbe diventare un volano per i giovani, appassionati di cucina o di orticoltura, che vederebbero il senso compiuto del loro lavoro. Attendiamo fiduciosi!